Piemonte, XIII secolo. Alberto Tonedrio ha conosciuto troppo presto la perdita e il dolore. Affidato all’abbazia benedettina di San Pietro di Molo Borbera, cresce diviso tra la disciplina monastica e una fede sempre più tormentata, incapace di comprendere un Dio che sembra avergli sottratto ogni affetto. Quando nella sua vita entra Milva, giovane affascinante e indecifrabile, il desiderio apre una breccia attraverso la quale si insinuano forze oscure, riti segreti e la figura ambigua dell’abate Fausto.
La promessa di ottenere ciò che gli è stato negato trascina Alberto oltre un confine dal quale sarà difficile tornare. Amore e ossessione, fede e ribellione, bene e male si confondono fino a legare il suo destino a un luogo e a un tormento destinato a sopravvivere ai secoli. Molto tempo dopo, in quella che un tempo era l’abbazia, una bambina comincia infatti ad avvertire una presenza: un’ombra che sembra aspettare proprio lei.
Tra Medioevo e presente, si dipana una vicenda di dannazione e riscatto nella quale l’occulto diventa soprattutto il linguaggio di un conflitto interiore. Al centro non è tanto la lotta fra potenze contrapposte, quanto il lento cammino di un’anima consumata dal rancore e ancora capace di interrogarsi sulla propria salvezza. Perché persino oltre la morte può esistere una scelta: continuare ad abitare il dolore oppure cercare, dentro l’oscurità, la prima breccia da cui possa tornare la luce.