Molly ha tredici anni quando un’esperienza traumatica spezza la sua promettente carriera di pianista. Da allora il corpo diventa il territorio di un’indagine ostinata, uno strumento da accordare alla vita attraverso il desiderio, il piacere e la conoscenza. Attorno alla sua vicenda, in un mosaico di racconti autonomi, si dispongono altre esistenze ferite: un fratello accompagna l’altro verso la morte, una giovane cerca di sottrarsi al proprio passato, legami familiari consumati dal tempo reclamano parole mai pronunciate.
Sono storie di congedi, di assenze e di sopravvivenze interiori, nelle quali l’intimità del dolore si apre a interrogativi universali. La memoria custodisce ciò che il corpo perde, mentre l’amore, la sessualità e persino la fede si misurano con la precarietà dell’essere. Non mancano incursioni nel grottesco e nel paradosso, dove l’ironia incrina ogni possibile consolazione.
La suggestione dell’antico epicedio attraversa la raccolta, trasformando il canto funebre in una meditazione sulla materia vivente, sul tempo e sulla vertigine della fine. Ma il lutto non esaurisce l’orizzonte narrativo: tra le sue pieghe persiste un’energia vitale, contraddittoria e irriducibile.
Una silloge di racconti dalla forte impronta autoriale, affidata a una prosa esigente, musicale e inquieta, capace di alternare crudezza e lirismo, tensione intellettuale e abbandono emotivo. Ne emerge una visione dell’esistenza che rifugge le risposte rassicuranti e riconosce nella fragilità non soltanto il segno della nostra finitezza, ma anche la possibilità di attribuirle un significato.