Daniele torna a Petrascura dopo molti anni. Le colline della giovinezza, il cimitero dove riposano amici e compagni di strada, il vecchio Bar Stella, teatro di sogni, discussioni e attese, riemergono come frammenti di una geografia dell’anima che il tempo non è riuscito a cancellare. Il viaggio verso il paese natale diventa così un attraversamento della memoria, un dialogo con le assenze e con le voci che continuano a risuonare oltre il confine degli anni.
Attorno alla sua figura prende forma una comunità di personaggi indimenticabili: Santino e Giovanni, inquieti cercatori di futuro; Ugo, clown e padre distante; Nina, custode di una ferita amorosa mai rimarginata; il maestro Andrea, guida morale e intellettuale; Ebele, approdata da lontano portando con sé il peso della perdita e il desiderio di rinascere. Ognuno affida al racconto la propria verità, componendo un mosaico umano in cui esperienze individuali e destino collettivo finiscono per sovrapporsi.
Petrascura diventa così molto più di un luogo: è una dimensione simbolica, una provincia dell’anima in cui si misurano il desiderio di partire e il bisogno di appartenere, la fedeltà alle radici e l’urgenza del cambiamento. Sullo sfondo scorrono gli anni delle grandi trasformazioni sociali e culturali, delle utopie, delle speranze e delle disillusioni che hanno attraversato più generazioni.
Con una scrittura lirica e visionaria, sospesa tra narrazione, memoria e riflessione poetica, l’autore costruisce una meditazione sul tempo, sull’amicizia, sull’amore e sulla perdita. Ne emerge un affresco corale di rara intensità emotiva, capace di interrogare il significato del ricordo e di restituire dignità alle vite apparentemente marginali. Perché ogni esistenza custodisce una canzone segreta, e talvolta basta tornare nei luoghi da cui si è partiti per riuscire ad ascoltarla ancora.