Due voci, un uomo e una donna, si incontrano a distanza e decidono di tenersi compagnia con ciò che hanno di più leggero e resistente: le parole. Ne nasce uno scambio fitto, imprevedibile, fatto di messaggi che si rincorrono sul filo dell’ironia, del gioco linguistico, dello humour come forma di sopravvivenza quotidiana. Il mondo fuori è sospeso, rallentato, a tratti inquietante; dentro lo spazio della conversazione, invece, tutto si muove, si trasforma, prende strade laterali.
I loro dialoghi diventano 33 stazioni: fermate immaginarie, geografiche o mentali, ognuna delle quali è un pretesto per sostare, deviare, inventare. Non c’è una trama in senso tradizionale, ma un percorso fatto di lampi, paradossi, micro-racconti, poesie in prosa, domande assurde e risposte ancora più impreviste. Ogni stazione è un piccolo atto di resistenza alla solitudine, un modo per abitare la distanza senza subirla.
Il tono è quello del divertissement: leggero solo in apparenza, perché sotto il sorriso affiora una riflessione tenera e disincantata sul tempo che passa, sull’età che avanza, sulla fragilità e sulla necessità di continuare a immaginare. La fantasia non è evasione, ma uno strumento pratico, una “prammatica” appunto, per restare umani quando tutto sembra ridursi all’essenziale.
Pagina dopo pagina, questo libro costruisce una geografia dell’incontro a distanza, dimostrando che anche quando non ci si può avvicinare, è ancora possibile viaggiare insieme. Un testo libero, irregolare, sorprendente, che invita il lettore a salire a bordo e a fare, stazione dopo stazione, un po’ di strada in compagnia.