C’è un’eco che viene da lontano, un suono che non si lascia dimenticare. È il blues, con le sue ferite e la sua grazia, che attraversa le pagine di questi racconti come un vento caldo e malinconico. Luciano Federighi, scrittore e conoscitore profondo della musica afroamericana, ci conduce tra California e Mississippi, Londra e Italia, in un viaggio costellato di voci, volti e destini che sembrano emergere da un vecchio vinile rigato dal tempo.
I protagonisti sono musicisti veri e immaginari, anime inquiete sospese tra genio e autodistruzione, gloria e oblio: il soulman scomparso nel nulla, il critico che insegue una bellezza irraggiungibile, il jazzista che danza sull’orlo del fallimento come su un palco invisibile. Ogni storia è un assolo, un’improvvisazione lirica dove l’ironia sfiora la tragedia e il ricordo diventa canto.
Alternando racconto e visione, parola e disegno, Federighi compone un mosaico di esistenze in chiaroscuro, illuminate da lampi di musica e da una scrittura densa, raffinata, febbrile. La sua prosa, colta e sensuale, restituisce la vibrazione del blues come linguaggio universale dell’anima: luogo di perdita e di redenzione, di malinconia e di desiderio.
Blues perduti e anime lacerate è un omaggio a chi ha trasformato il dolore in arte, ma anche a chi, nell’ascolto, cerca ancora un senso. Tra club fumosi e motel della periferia americana, tra ironia e poesia, il libro diventa un viaggio nella memoria sonora del Novecento, e insieme una dichiarazione d’amore alla musica come ultimo rifugio dell’umano.